L'impresa presenta i bilanci, consegna gli estratti conto, spiega perché ha bisogno del finanziamento e attende la risposta. Dopo qualche settimana arriva il rifiuto.
A volte la banca fornisce una spiegazione abbastanza precisa. Altre volte la comunicazione si limita a indicare che l'operazione non rientra nei parametri dell'istituto.
L'imprenditore, a quel punto, si rivolge a un'altra banca. Magari presenta gli stessi documenti, richiede lo stesso importo e spera che la seconda valutazione sia diversa.
Può succedere che un altro intermediario esprima un giudizio favorevole. Le banche non adottano necessariamente gli stessi criteri commerciali e di rischio. Ma se il problema riguarda la capacità dell'azienda di restituire il denaro, cambiare interlocutore non modifica i numeri.
Prima di presentare una nuova richiesta bisogna distinguere ciò che non convince la banca da ciò che effettivamente non funziona nell'operazione.
Non sempre le due cose coincidono.
Un rifiuto non significa necessariamente che l'azienda sia in difficoltà
Una banca non valuta soltanto se un'impresa abbia fatturato, chiuso il bilancio in utile o mantenuto regolari rapporti con i fornitori.
Deve valutare soprattutto se il finanziamento richiesto possa essere restituito, considerando gli impegni già esistenti e i flussi finanziari che l'azienda sarà ragionevolmente in grado di generare.
Questa valutazione prende il nome di merito creditizio.
Gli Orientamenti dell'Autorità bancaria europea EBA/GL/2020/06, recepiti dalla Banca d'Italia come orientamenti di vigilanza, prevedono criteri per la concessione e il monitoraggio del credito che attribuiscono particolare importanza alla situazione economico-finanziaria e alla capacità prospettica di rimborso.
Il risultato dell'istruttoria può dipendere da diversi elementi.
Un'impresa potrebbe essere redditizia, ma avere già un carico di debiti elevato. Potrebbe richiedere un finanziamento di durata poco coerente con l'investimento da realizzare. Oppure potrebbe operare in un settore verso il quale quella banca ha deciso di limitare la propria esposizione.
Esistono quindi criticità che riguardano direttamente l'impresa e altre che dipendono dalle politiche di rischio del singolo intermediario.
Questa distinzione è fondamentale.
Nel primo caso, presentare la stessa domanda altrove può significare semplicemente sottoporre a un'altra banca un problema rimasto irrisolto.
Nel secondo, potrebbe esistere un intermediario interessato a valutare l'operazione, senza che ciò significhi automaticamente ottenere un finanziamento.
La prima verifica: capire che cosa è stato effettivamente rifiutato
Quando una richiesta non viene accolta, sarebbe utile raccogliere qualche informazione prima di chiudere il confronto con la banca.
Il problema riguarda l'impresa nel suo complesso? L'importo richiesto? La durata proposta? Le garanzie? La documentazione disponibile? Oppure l'operazione non corrisponde alle politiche creditizie dell'istituto?
Non è necessario pretendere di conoscere ogni elemento del sistema di valutazione interno. È molto più utile comprendere, almeno in termini generali, quale aspetto ha impedito di procedere.
Sul piano giuridico bisogna distinguere due questioni.
La banca non ha un obbligo generale di concedere il finanziamento richiesto. La valutazione del merito creditizio e la decisione di assumere il rischio appartengono alla sua autonomia.
Questo, però, non significa che possa gestire la relazione con il cliente senza rispettare i doveri di correttezza e buona fede.
La decisione n. 23937 del 23 novembre 2021 del Collegio di Napoli dell'Arbitro Bancario Finanziario richiama una comunicazione della Banca d'Italia del 22 ottobre 2007, secondo cui l'intermediario deve fornire un riscontro sollecito e verificare la possibilità di dare indicazioni generali sulle ragioni del mancato accoglimento.
In quella decisione l'ABF ha ritenuto non adeguatamente motivato il comportamento della banca, ma non ha accolto la richiesta di imporre la concessione del finanziamento.
Il principio è importante: chiedere chiarimenti sulla decisione è legittimo; pretendere che la banca finanzi l'operazione è un'altra cosa.
Per un'impresa, il chiarimento più utile non è necessariamente conoscere il punteggio assegnato dal sistema interno. È capire se esista una criticità che può essere documentata meglio, corretta oppure superata attraverso una diversa struttura finanziaria.
Controllare la Centrale dei Rischi prima di preparare nuovi documenti
Una delle verifiche più concrete riguarda la posizione dell'impresa nella Centrale dei Rischi della Banca d'Italia.
La Centrale dei Rischi, o CR, raccoglie informazioni sui finanziamenti e sulle garanzie segnalati dagli intermediari partecipanti. Non contiene soltanto informazioni negative, ma permette di osservare anche l'andamento ordinario dei rapporti creditizi.
La soglia ordinaria di rilevazione è pari a 30.000 euro di esposizione complessiva verso il singolo intermediario; per le posizioni classificate in sofferenza la soglia è molto più bassa, nell'ordine di 250 euro.
Essere presenti nella Centrale dei Rischi, quindi, non significa essere cattivi pagatori.
Il punto è comprendere come si presenta l'indebitamento dell'impresa e come si è modificato nel tempo.
Accordato, utilizzato e sconfinamenti
Per alcune forme di finanziamento, come le aperture di credito in conto corrente, è particolarmente utile distinguere:
Accordato: l'importo del credito concesso dalla banca.
Utilizzato: quanto l'impresa sta effettivamente impiegando.
Sconfinamento: l'utilizzo che supera il limite disponibile secondo le condizioni del rapporto.
Un'azienda con affidamenti costantemente utilizzati quasi per intero può presentare una situazione diversa da un'impresa che dispone di margini inutilizzati.
Non perché l'utilizzo elevato costituisca automaticamente un'anomalia, ma perché può indicare una limitata riserva finanziaria.
Gli sconfinamenti, soprattutto quando sono frequenti o persistenti, meritano un approfondimento ulteriore.
Bisogna verificare se rappresentino episodi occasionali, disallineamenti temporanei fra incassi e pagamenti oppure il segnale di un fabbisogno che non trova una copertura adeguata.
Una segnalazione in sofferenza è invece una classificazione particolarmente grave, che presuppone una valutazione della situazione finanziaria complessiva del debitore: non deriva automaticamente da una singola rata pagata in ritardo.
La Centrale dei Rischi non racconta tutto
L'assenza di anomalie in CR è un elemento utile, ma non certifica che l'impresa sia finanziariamente equilibrata.
Non tutti i finanziamenti vengono rilevati e non tutti gli intermediari partecipano allo stesso archivio. Inoltre, le segnalazioni seguono tempi di aggiornamento che non coincidono con i movimenti bancari quotidiani.
Esistono anche i Sistemi di Informazioni Creditizie privati, conosciuti come SIC, che raccolgono informazioni sui rapporti di credito secondo proprie regole e nell'ambito della disciplina applicabile.
Per questo può essere opportuno verificare anche gli archivi privati pertinenti, distinguendo la posizione della società da quella delle persone fisiche eventualmente coinvolte come garanti.
La visura della Centrale dei Rischi può essere richiesta gratuitamente alla Banca d'Italia. Se emergono dati inesatti, la rettifica deve essere richiesta all'intermediario che li ha segnalati, seguendo eventualmente le procedure di reclamo e tutela.
Un dato errato va contestato. Un dato corretto, anche quando è sfavorevole, deve invece essere compreso e affrontato.
Non sono la stessa operazione.
Il secondo controllo riguarda i numeri, ma soprattutto la capacità di rimborso
Un bilancio in utile è certamente preferibile a un bilancio in perdita, ma non basta a dimostrare che un'impresa possa sostenere un nuovo debito.
La banca deve considerare le risorse che l'azienda sarà in grado di destinare al rimborso dei finanziamenti.
Per questo l'analisi non può fermarsi al fatturato o all'utile netto.
Occorre osservare i margini operativi, gli impegni finanziari esistenti, le necessità di investimento, le imposte e l'andamento del capitale circolante.
L'EBITDA, cioè il margine operativo prima di interessi, imposte e ammortamenti, può rappresentare un punto di partenza per valutare la capacità economica della gestione. Ma non coincide automaticamente con la liquidità disponibile per pagare le rate.
Un'impresa potrebbe avere un buon EBITDA e assorbire gran parte delle risorse nei crediti commerciali o nel magazzino.
Allo stesso modo, un investimento necessario per mantenere in funzione l'attività può richiedere risorse che non saranno più disponibili per rimborsare il debito.
La domanda corretta, quindi, non è soltanto quanto margine produce l'impresa.
È quanto denaro rimane ragionevolmente disponibile per pagare capitale e interessi, dopo aver sostenuto gli altri fabbisogni della gestione.
Un'azienda che guadagna, ma non riesce a sostenere il finanziamento richiesto
Consideriamo una simulazione.
Un'impresa vuole realizzare un investimento e presenta una richiesta di finanziamento. Dai dati economici emerge una gestione redditizia e non risultano particolari irregolarità nei pagamenti.
La documentazione finanziaria, però, mostra una situazione diversa.
Dopo aver considerato le imposte, gli investimenti di mantenimento e le variazioni attese del capitale circolante, si stima che la gestione possa rendere disponibili 42.000 euro annui per il servizio del debito.
L'impresa ha già finanziamenti in essere, con rimborsi complessivi di capitale e interessi per 27.000 euro annui.
Il nuovo finanziamento comporterebbe ulteriori pagamenti annuali stimati in 29.000 euro.
| Voce | Importo annuo |
|---|---|
| Flusso disponibile per il servizio del debito | 42.000 € |
| Rate dei finanziamenti esistenti | 27.000 € |
| Rate previste del nuovo finanziamento | 29.000 € |
| Totale servizio del debito | 56.000 € |
| Differenza da coprire | −14.000 € |
L'azienda non sta necessariamente perdendo denaro nella gestione caratteristica. Il problema è che i flussi disponibili, nelle condizioni ipotizzate, non sono sufficienti a coprire tutte le scadenze finanziarie.
Questa situazione può essere rappresentata attraverso il DSCR, acronimo di Debt Service Coverage Ratio, cioè l'indice di copertura del servizio del debito.
Nel nostro esempio semplificato:
DSCR = 42.000 / 56.000 = 0,75
Il valore indica che, per ogni euro di capitale e interessi da rimborsare nell'anno, la gestione prevede di generare soltanto 75 centesimi disponibili.
Il rapporto è inferiore a 1, quindi il flusso considerato non copre integralmente il servizio del debito.
Questo calcolo, da solo, non dimostra quale sia stata la ragione effettiva del rifiuto di una banca. I criteri e le soglie applicati possono variare in funzione dell'intermediario, dell'impresa e dell'operazione.
La simulazione mostra però una criticità concreta che sarebbe necessario affrontare prima di presentare una nuova richiesta.
Allungare la durata del finanziamento potrebbe ridurre le rate annue, ma aumenterebbe generalmente il costo complessivo degli interessi e non garantirebbe comunque una valutazione positiva.
Ridurre l'importo richiesto, prevedere un apporto di capitale proprio oppure documentare nuovi flussi economici attendibili potrebbero modificare la sostenibilità dell'operazione.
Ma ogni alternativa deve essere valutata sulla base di risorse realmente disponibili o ragionevolmente prevedibili.
Non basta modificare i numeri in un piano finanziario per modificare la capacità dell'azienda di produrre denaro.
Nota tecnica — Il DSCR può essere costruito con metodologie e orizzonti temporali differenti. Nell'esempio il numeratore rappresenta il flusso disponibile per il servizio del debito e il denominatore comprende capitale e interessi dei finanziamenti considerati. Il valore non costituisce una soglia universale di approvazione bancaria.
Il finanziamento richiesto è coerente con il fabbisogno?
Esiste una differenza importante tra chiedere denaro perché serve liquidità e dimostrare da quale esigenza economica e finanziaria nasce quella necessità.
Un'impresa può richiedere 100.000 euro per acquistare un macchinario, ma potrebbe aver bisogno di ulteriori risorse per sostenere la fase di avviamento della produzione.
Oppure potrebbe chiedere un prestito pluriennale per finanziare un fabbisogno commerciale destinato a rientrare nell'arco di pochi mesi.
In entrambi i casi è necessario esaminare la coerenza tra la finalità del finanziamento, la durata dell'impiego e le modalità di restituzione.
Per un investimento produttivo occorre valutare il costo complessivo, il contributo di risorse proprie, i tempi necessari per entrare in funzione e i flussi aggiuntivi che ragionevolmente potrà generare.
Per un fabbisogno di capitale circolante, invece, diventano determinanti i tempi di acquisto, produzione, vendita e incasso.
Una richiesta presentata genericamente come necessità di liquidità può nascondere situazioni molto differenti.
L'impresa potrebbe dover finanziare un incremento delle vendite, sostenere una commessa, affrontare un investimento o coprire squilibri finanziari accumulati nel tempo.
La distinzione conta perché non tutti i fabbisogni sono temporanei e non tutti sono risolvibili ricorrendo a nuovo debito.
Finanziare una perdita ricorrente, ad esempio, non equivale a finanziare una commessa che produrrà incassi contrattualmente previsti.
Nel primo caso il finanziamento può rinviare il problema, aggiungendo nuove scadenze. Nel secondo può esistere un ciclo finanziario identificabile sul quale costruire una valutazione.
Prima di ripresentare la domanda dovrebbe essere possibile spiegare, con numeri e tempi plausibili, perché servono quelle risorse, come verranno utilizzate e da dove arriverà il denaro per restituirle.
I documenti sono completi, aggiornati e coerenti tra loro?
Una richiesta di finanziamento non viene valutata soltanto attraverso gli ultimi bilanci depositati.
Il bilancio fotografa una situazione riferita a un esercizio già concluso. Se l'azienda presenta la domanda diversi mesi dopo, potrebbero essere intervenuti cambiamenti significativi.
Per questo può essere utile accompagnare i bilanci con una situazione economico-patrimoniale aggiornata, uno scadenzario dei crediti e dei debiti, la ricostruzione delle esposizioni finanziarie e una previsione di tesoreria.
Nel caso di un investimento, dovrebbe essere disponibile anche un piano che ne illustri le caratteristiche, i costi e gli effetti attesi sull'attività.
Naturalmente la documentazione necessaria varia secondo il tipo di impresa, l'importo richiesto e le procedure del finanziatore.
Ma la completezza formale non è l'unico aspetto importante.
I diversi documenti devono raccontare la stessa situazione.
Se il piano finanziario indica incassi regolari a 60 giorni, mentre lo scadenzario mostra clienti che pagano sistematicamente dopo 120, quella previsione richiede una spiegazione.
Se una situazione contabile provvisoria evidenzia un sensibile miglioramento dei margini rispetto all'anno precedente, bisogna comprendere da dove provenga.
Se il finanziamento richiesto dovrebbe produrre nuovi ricavi, questi non possono essere trattati come certi soltanto perché sono stati inseriti in un foglio di calcolo.
È necessario distinguere gli ordini acquisiti, le trattative commerciali e le semplici aspettative.
La documentazione, in altre parole, non dovrebbe servire a rendere la richiesta più presentabile, ma a renderla verificabile.
Le garanzie possono aiutare, ma non sostituiscono la capacità di rimborso
Un'altra reazione frequente al rifiuto consiste nel cercare una garanzia aggiuntiva.
Una fideiussione, una garanzia reale o l'intervento di un garante possono incidere sulla valutazione del rischio assunto dalla banca.
Tuttavia, la presenza di una garanzia non rende automaticamente sostenibile un debito che l'impresa non è in grado di rimborsare con i propri flussi.
La garanzia rappresenta una tutela per il finanziatore qualora il debitore non adempia. Non dovrebbe essere confusa con la fonte ordinaria da cui l'impresa prevede di pagare le rate.
Anche la garanzia pubblica del Fondo di garanzia per le PMI non determina un diritto automatico a ricevere credito.
Il Fondo opera a supporto dei finanziamenti concessi dagli intermediari, ma non si sostituisce alla banca nella decisione di erogarli.
Questo principio è stato confermato anche dall'Arbitro Bancario Finanziario in controversie riguardanti finanziamenti assistiti da garanzie pubbliche.
Perciò, prima di cercare una nuova garanzia, bisognerebbe comprendere se il finanziamento è stato rifiutato per insufficienza delle tutele richieste oppure perché i flussi aziendali non sono stati giudicati adeguati.
Sono problemi diversi e non necessariamente possono essere risolti con lo stesso intervento.
Ha senso rivolgersi a un'altra banca?
Sì, può averlo. Ma non sempre è la prima cosa da fare.
Gli intermediari possono adottare politiche di credito differenti, avere una diversa conoscenza dei settori economici oppure essere interessati a specifiche tipologie di operazione.
Una banca potrebbe non voler incrementare l'esposizione verso un determinato settore, mentre un'altra potrebbe essere disponibile a valutarlo.
Questo non significa che la seconda abbia criteri meno rigorosi. Potrebbe semplicemente presentare una diversa strategia di impiego del credito.
Se invece la richiesta non è sostenibile sulla base dei flussi finanziari dell'impresa, il problema resta indipendentemente dal numero di interlocutori contattati.
Prima di coinvolgere un nuovo intermediario è quindi opportuno accertare se sia cambiato almeno uno degli elementi rilevanti della valutazione.
Può essere stata corretta un'informazione inesatta. Può essere disponibile un bilancio aggiornato che mostra risultati diversi. Può essere stato ridotto un indebitamento precedente oppure può essere stato ridefinito il progetto finanziario.
In altri casi non è cambiata l'impresa, ma è stato individuato un finanziatore più coerente con il tipo di operazione.
Anche questo è un elemento concreto, purché non venga confuso con la semplice ripetizione indiscriminata della medesima domanda.
Non esiste un periodo di attesa universalmente valido oltre il quale una richiesta prima rifiutata diventa automaticamente finanziabile.
Il tempo trascorso può essere utile se permette di produrre nuovi risultati, aggiornare informazioni o superare specifiche criticità. Da solo, però, non modifica la sostenibilità del debito.
Quando è preferibile non ripresentare subito la domanda
Esistono situazioni nelle quali la scelta più razionale può essere rinviare la richiesta.
Se l'impresa non dispone di dati attendibili sulla propria situazione finanziaria, prima dovrebbe ricostruirli.
Se il nuovo debito non risulta sostenibile, occorre valutare se intervenire sulla struttura dell'investimento, sui tempi, sulle fonti di finanziamento oppure sulla gestione aziendale.
Se invece il fabbisogno nasce da perdite ricorrenti, può essere necessario affrontare il problema economico prima di assumere ulteriori impegni.
Questo non significa che tutte le imprese in difficoltà debbano rinunciare al credito. Significa che il finanziamento deve inserirsi in un percorso capace di spiegare come verranno sostenute le nuove obbligazioni.
In alcuni casi, la rinuncia temporanea a un investimento può evitare di compromettere la liquidità necessaria per l'attività ordinaria.
In altri, una diversa distribuzione delle fonti finanziarie può rendere il progetto più equilibrato.
Ciò che conta è non scambiare il finanziamento per la soluzione automatica di un problema che non è stato ancora identificato.
Prima di chiedere nuovamente credito, bisogna sapere che cosa è cambiato
Un rifiuto bancario non certifica da solo che un'azienda sia mal gestita, così come un finanziamento approvato non dimostra automaticamente che l'investimento sia conveniente.
Sono decisioni che rispondono a valutazioni differenti.
La banca deve decidere se assumere un rischio creditizio. L'impresa dovrebbe decidere se quel debito è necessario, coerente con i propri obiettivi e sostenibile nel tempo.
Dopo una risposta negativa, la prima attività utile consiste nel ricostruire ciò che la banca ha potuto osservare: esposizioni creditizie, risultati economici, disponibilità finanziarie, debiti esistenti, prospettive e caratteristiche dell'operazione proposta.
Solo successivamente ha senso stabilire se presentare nuovi documenti, rivedere la struttura del finanziamento o rivolgersi a un altro intermediario.
La domanda decisiva non è quale banca potrebbe dire di sì, ma quali elementi concreti permettono oggi di valutare diversamente la richiesta.
Se non esiste una risposta, probabilmente non è ancora il momento di ripresentarla.
Fonti e riferimenti
1. Autorità bancaria europea (EBA) — Guidelines on loan origination and monitoring, EBA/GL/2020/06, 29 maggio 2020, applicabili dal 30 giugno 2021. Orientamenti sulla concessione e sul monitoraggio dei prestiti e sulla valutazione del merito creditizio.
2. Banca d'Italia — Nota n. 13 del 20 luglio 2021, Attuazione degli Orientamenti dell'Autorità bancaria europea in materia di concessione e monitoraggio dei prestiti.
https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/normativa/orientamenti-vigilanza/elenco-esa/index.html
3. Banca d'Italia — Centrale dei rischi; Accesso ai dati della Centrale dei Rischi; FAQ ufficiali. Informazioni su soglie di rilevazione, segnalazioni, accesso e rettifica dei dati.
https://www.bancaditalia.it/statistiche/raccolta-dati/centrale-rischi/
https://www.bancaditalia.it/servizi-cittadino/servizi/accesso-cr/index.html
https://www.bancaditalia.it/servizi-cittadino/servizi/accesso-cr/faq-cr/faq-cr.html
4. Garante per la protezione dei dati personali — FAQ in materia di Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC); Codice di condotta approvato definitivamente con provvedimento n. 324 del 6 ottobre 2022.
https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10310041
5. Arbitro Bancario Finanziario, Collegio di Napoli — Decisione n. 23937 del 23 novembre 2021. Autonomia bancaria nella concessione del credito, correttezza e motivazione del diniego.
https://www.arbitrobancariofinanziario.it/decisioni/2021/11/Dec-20211123-23937.PDF
6. Fondo di garanzia per le PMI — Conosci il Fondo. Funzionamento della garanzia pubblica e rapporti tra impresa e intermediario finanziario.
https://www.fondidigaranzia.it/conosci-il-fondo/
7. Banca d'Italia — L'economia per tutti — Il rapporto con la banca, percorso di educazione finanziaria per le piccole imprese.
Nota metodologica: l'esempio numerico relativo alla capacità di rimborso è una simulazione didattica, non un caso realmente accaduto. Non rappresenta un modello di rating bancario né una previsione di approvazione del finanziamento.